Quindi avvii Free Nudifier, ci inserisci una foto perfettamente normale e all’improvviso ti ritrovi a condurre un esperimento di laboratorio con un’IA leggermente squilibrata che si crede il dottor Frankenstein con una luce ad anello. Quando l’immagine di partenza è nitida e ben illuminata, i risultati possono essere inquietantemente convincenti, ma se le dai un selfie sfocato scattato in discoteca, ti restituisce qualcosa che sembra un manichino infestato. La vera domanda è: perché esiste una cosa del genere, e cosa ci dice questo riguardo a…
Anche se non sei un appassionato di tecnologia, probabilmente ti sarai chiesto almeno una volta cosa succederebbe se consegnassi le tue foto a un’IA ipercuriosa e un po’ fuori di testa dicendole: «Ok, ora spogli questa persona… digitalmente». È proprio questa l’idea alla base di Free Nudifier: uno strumento per spogliare le immagini, basato sull’intelligenza artificiale e utilizzabile direttamente nel browser, che permette agli adulti di giocare a fare gli scienziati pazzi con le proprie immagini, senza bisogno di programmare, senza download e senza dover ricorrere a scuse del tipo «Giuro che è solo per ricerca».
Basta aprire il sito nel browser, caricare una foto e lasciare che i “goblin neurali” facciano il loro lavoro. Dietro le quinte, un modello di deep learning elabora la tua immagine, analizza forme, illuminazione e texture, per poi produrre una versione trasformata che appare sorprendentemente realistica, a volte inquietante, e che ti fa davvero chiedere: «Ma è stato un robot a farlo?». Non devi scrivere una sola riga di codice, non devi nemmeno fingere di capire come funzionano le reti neurali: basta cliccare e aspettare.
Ciò che conta davvero per te è il materiale che gli fornisci. Se la tua foto è un selfie sfocato scattato in discoteca con luci stroboscopiche e metà del tuo corpo tagliato fuori dall’inquadratura, beh, i risultati sembreranno dei deliri da intelligenza artificiale. Gli scatti nitidi e ad alta risoluzione funzionano molto meglio. Pensa ad almeno 512×512 pixel, una buona messa a fuoco e un’illuminazione uniforme. La luce naturale è la tua migliore alleata in questo caso, mentre la retroilluminazione troppo forte non lo è, a meno che tu non sia appassionato di nudità astratta in stile glitch.
Free Nudifier ti offre semplici opzioni di regolazione, così non sarai costretto ad accontentarti del primo “capolavoro maledetto” che genera. Modifica le impostazioni, rielabora la stessa immagine e osserva come cambia il risultato. A volte un primo tentativo sembra piatto, mentre il successivo coglie improvvisamente i dettagli, quindi vale la pena provare più volte invece di abbandonare il programma in preda alla rabbia dopo il primo risultato strano.
Probabilmente ti ritroverai a sperimentare più di quanto avessi previsto, puramente per “motivi scientifici”, ovviamente. Prova pose diverse, angolazioni diverse, e vedi quali piacciono all’IA. Cominci a farti un’idea di cosa funziona: contorni netti, sfondi ordinati, illuminazione adeguata, risoluzione più alta. In pratica stai imparando a collaborare con un algoritmo un po’ selvaggio, e una volta che ci prendi la mano, il tutto sembra meno una magia e più un esperimento artistico molto stimolante e molto specifico.